UPPER PARK REGGAE FESTIVAL @ ARENA PARCO NORD BOLOGNA (18-6-2011)


E’ sabato 18 giugno e come tante persone anche noi di More Vibes ci dirigiamo verso l’Arena Parco Nord di Bologna per l’Upper Park Reggae Festival. Si è creata una grande attesa per questo festival, sia per i nomi della line up, sia per i problemi che hanno incontrato gli organizzatori,  l’abbandono del team da parte di Rude Family Sound, per mancanza di chiarezza verso artisti e pubblico e anche per gli orari di svolgimento del festival, afterparty spostato e a pagamento oltre il biglietto. Insomma per vari motivi l’attesa è moltissima.
Al nostro arrivo, superato il super-cordone delle forze dell’ordine, ci godiamo l’esibizione dei Kingstoned, Kalafi,Fido Guido e Nico Royale supportato dal grande Mark-one. Siamo tra i primi ad essere arrivati, l’Arena Parco Nord è ancora vuotina, il sole è caldo ma la musica è già di buon livello… e questo è ciò che conta. Dopo un’oretta di cambio palco ecco il primo grande nome della giornata : Sud Sound System. Terron Fabio, Don Rico e Nandu Popu infiammano i presenti che nel frattempo sono cresciuti, un paio di tracce dall’ultimo disco come “Bisogno d’amore”, e 4-5 big chunes storiche come le “Radici ca Tieni” e “Sciamu a Ballare” tra le altre per fomentare la massive.

Peccato si siano dovuti esibire così presto (14.00 circa),  con la massive che  ancora si doveva un pò svegliare, ma davvero bello showcase con Papa Leu ai controlli.  La lore esibizione dura mezz’ora, di fuoco, peccato che alla fine sia stato sfumato ed abbassato un pezzone nuovo dei Sud feat. Riva Starr selezionato da Papa Leu finita l’esibizione, aveva preso un bel forward!
Dopo il consueto cambio palco è il momento dei Boom Boom Vibration, che da subito sono ispiratissimi. Il loro live contiene brani tratti dal loro ultimo album “Vibra Unica” prodotto da Alborosie e loro classici. Kubla è davvero carichissimo, “La puoi amare”, “Dem Know” e “Salentown” sono stati i capitoli migliori di questa esibizione a mio modo di vedere.

Davvero una delle migliori Reggae band del panorama italiano. I salentini hanno coinvolto il pubblico ogni esibizione cresceva un pò, con persone provenienti dalle più svariate parti d’Italia. Dopo i Boom Boom Vibration tocca ad uno spezzone di canterini supportati dai propri Dj’s. Ad aprire questa serie il milanese Gamba The Lenk supportato dal buon Catchy. In una ventina di minuti Gamba intona le canzoni più famose del suo repertorio come “Pollo no” , “Di badman che ne sai”, “Rocksteady Voga” tra le altre creando un bel putiferio sotto il palco. La grande carica di questo mc è davvero contagiante, uno dei più “mad” della nostra penisola.

Subito dopo Gamba ecco spuntare Anansi, che inizia con “Still”, buon pezzo. Altre tre chunes tra le quali la sanremese “Il sole dentro me” per lo showcase di Anansi. Dopo un quarto d’ora in cui il giovane cantante ha messo in luce le sue qualità artistiche e di compositore ecco il momento di Gioman & Killacat. I due fratelli calabresi ci sono sembrati tra i più in palla del festival. Anche quì, poco spazio per il duo ma davvero uno show di grandissima intensità. Solo un paio di pezzi del nuovo ep “The road we a walk” , e un pò di classici come “Soundkilla” e “Dammi l’erba” per far saltare la Bologna massive in attesa delle big stars internazionali.

 

Sarà che la massive è oramai bella collaudata oppure l’orario un pò più tardo, ma Gioman & Killacat regalano forse fino ad adesso lo show più energico. Dopo i due “ragazzi di Calabria” è il momento dello spettacolo targato Bizzarri Records, una delle label ( e non solo perchè innanzitutto loro sono un sound) più attive ed innovative del Reggae made in Italy. La prima artista a salire sul palco è la bellissima Miss Linda, che ci regala tre tunes prima di lasciare il palco a Lion D. L’artista “Italo-Nigeriano” è uno degli mc del momento ed è stato davvero un peccato sentirlo per così poco tempo, ma comunque non si è tirato indietro intonando alcune dei suoi pezzi di punta come “Trendsetta”. Davvero uno show coinvolgente!  E’ davvero bello sentire tutti questi artisti uno dietro l’altro, solo che con un solo quarto d’ora di tempo è davvero difficile, appena ci si è calati nello show…lo show è finito. Però davvero tantissima carne al fuoco, cosa gradita a qualsiasi Reggae fanatics.

Dopo il “Bizzari Showcase” e il successivo cambio palco ecco uno dei momenti più attesi del festival: Derrick Morgan on stage.
The King of Ska si presenta elegantissimo come sempre. Davvero una grande emozione vedere sul palco una leggenda come lui. Ad accompagnarlo la Skankin Time Band, nella quale ha spiccato una buonissima bassline. Per Derrick Morgan prestazione spettacolare, emozionante, peccato per le 5 del pomeriggio, ma con delle leggi come quelle italiane, con zero tolleranza per i volumi e gli orari, qualcosa ci si deve inventare. ” The conqueror” da brivido! “Thougher than thoug” altrettanto.

Tutto il pubblico sotto il palco è esaltatissimo, un live di grande livello, “Il mostro sacro non tradisce la sua fama”. L’ ora vola via, e Derrick  & la Skankin Time Band devono purtroppo già lasciare il palco. L’ onore di calcare lo stage dopo “The King of Ska” spetta alla Roots in the Sky Band e… a sorpresa (graditissima), quando ci si aspetta che esca Brusco ecco Kg Man outta Quartiere Coffee. Il front man della band di Grosseto, reduce da una bellissima esibizione all’Heineken Jammin Festival, canta  “5 spliffs a day”  e “True Story”. Kg Man, per chi segue il nostro blog sa che è uno dei favoriti, non tradisce le nostre aspettative e nemmeno quelle di tutta la massive, due pezzi eseguiti alla grande, sia da lui e sia dall band.

Kg Man passa il microfono a Brusco in pochi secondi getta piuttosto fuoco sulla massive!!! Via con uno show ricco di chunes dallo storico repertorio del veterano del reggae romano ed italiano, condito da alcune tracce del suo nuovo cd, uscito da una settimana ed intitolato “Fino all’Alba”. Come al solito Brusco riesce a far ancheggiare anche i più timidi e così tutti col sorriso ci si lascia andare fino all’utlima chune che è “Sangue del mio sangue”, apprezzatissima da tutti. Davvero un big up alla Roots in the Sky, signora Band!

Sono le 20.00 e si sta già andando verso la fine del festival, ed è il momento dell’ospite forse più atteso della giornata, Jimmy Cliff!
Uno degli artisti con cui è cresciuto ogni reggae-fanatico che si rispetti, una leggenda vivente, la seconda della giornata, fantastico.
Jimmy regala tutte le più grandi hits della sua carriera, da “Reggae Night” a “The Harder They Come”, da “You can get if you really want” a “Many Rivers to Cross” ed una fantastica “Rivers of Babylon” con lui e tutta la band a suonare le percussioni e cantare. Pelle d’oca. Veramente un grande concerto, pieno di vibrazioni positive.

Un’ora e mezza in cui il pubblico è completamente ammaliato da Jimmy Cliff, tutti in un mood speciale. Senza parole.
Ed ora è rimasto solo un artista a dover calcare il palco, Pupa Albo. Ed eccolo, con la sua band, Shengen Clan. Ogni volta che mi trovo ad un concerto di Alborosie ho l’impressione di sentire sempre il suo miglior concerto, ogni volta mi sento sempre più coinvolto. La carica che sprigiona il nostro Albo è sempre fantastica. “Kingdom of Zion”, “Herbalist”, “No cocaine”, “Patricia”, “Soundkilla”, “Kingston Town” e chi più ne ha più ne metta. Oramai il pubblico è tutto riversato sotto il palco, è senza dubbio l’artista che era più atteso guardandosi intorno. Lo Shengen Clan è davvero un gruppo di primissimo livello, perfetto in ogni esibizione. Un batterista “pazzo” e due bravissime coriste sono la ciliegina sulla torta. I-Eye compare per “Mama She don’t like you”, grandiosa. Il concerto volge al termine, come il festival.

Bene, che dire di più. L’Upper Park Reggae Festival mi è sembrato un tentativo di portare in Italia un festival in stile Summerjam, che si tiene in Germania. Per molti versi il tentativo è riuscito per altri meno. La cornice di pubblico era numerosa, ma credo che nelle aspettative di tutti ci fosse un numero più elevato, forse il prezzo dell’evento era un pò alte per le tasche di molti, c’è da dire che la lista di artisti era di primissimo,issimo, piano. Peccato per i pochi bidoni per l’immondizia e al costosissimo servizio ristoro, come per i disguidi dell’after party, tra navette e General Levy spostato a dopo il concerto e anche per la rottura con un sound come Rude Family. Sicuramente è stato un gran bel punto di partenza, su cui lavorare per migliorare il festival, che comunque dal punto di vista musicale ha sicuramente convinto. Un’ ultima considerazione  sui tempi forse, un pò troppo stretti, forse bisognerebbe migliorare la formula. All’anno prossimo allora. Big Up all’organizzazione, a tutti coloro che hanno lavorato per la riuscita del festival e ovviamente a tutti gli artisti.

Stay tuned!
Di seguito la consueta slideshow di scatti di Steve.

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