Intervista a Virtus. Dialetto, patwa, produzioni proprie e tanto altro.


Continua il nostro viaggio tra i talenti della scena reggae che popolano la penisola. Quest’oggi vi proponiamo l’intervista fatta con Virtus, artista romano di origini calabresi, che tanto bene sta facendo parlare di se in questi ultimi anni.

Federico Gidaro diventa nel 2005 Virtus, entrando a far parte di Pakkia Sound. Come è andata la cosa? Cosa ti ha avvicinato ad una realtà come quella del reggae?

In realtà il mio nome in arte risale a esperienze precedenti non legate al reggae, genere al quale mi sono avvicinato negli ultimi anni del liceo. L’avvicinamento al genere è avvenuto grazie ai miei amici compaesani in Calabria, S. Andrea Apostolo sullo Jonio è il paese d’origine della mia famiglia. Grazie a loro sono venuto a conoscenza dell’esistenza del reggae italiano e in particolar modo di quello dialettale, dai Sud Sound System fino ai calabresi SDC Posse e Gioman e Killacat dei quali in quegli anni girava la cassettina autoprodotta. Iniziare a fare reggae è stata prima di tutto una sfida, volevo capire se oltre alla musica che già facevo ero in grado di comporre anche nello stile jamaicano. Così ho iniziato a far girare i primi pezzi tra gli amici mentre poi, entrando nel Pakkia Sound, la dimensione reggae si è ufficializzata maggiormente.

Pochi sanno invece che oltre ad averci cantato “Mi Gyal” sul Bless the Ladies Riddim” che ha lanciato Mama Marjas con l’omonima tune, tu l’hai anche composto. Raccontaci un pò come è andata e come ti sei trovato a collaborare con Southyard.

Il Bless the Ladies è stata la mia prima vera e propria produzione per Southyard Records che ha partecipato nei processi produttivi. Tutto è nato via internet. Sono stato contattato da Pushinjoy (dj selecta a capo della Southyard) per avviare questo progetto e in poco tempo è nato tutto. E’ stata una esperienza entusiasmante nonostante in quel periodo i miei mezzi tecnici fossero davvero limitati! Inoltre tengo a ricordare che i vari singoli sul Bless the Ladies (il mio, quello di Mama Marjas, Fido Guido e Masta P) sono anche stati stampati in 7”.

Nel 2009 invece esce in free download il tuo primo album, su riddim quasi tutti interamente suonati e composti da te! Mescolanza patwa-calabrese e mille cosa da dire. che feedback ha avuto, come è andato?

From the beginning”, il mio primo album, è stato invece il primo vero passo per iniziare a far circolare il nome in giro per l’Italia, anche se non è mancato qualche feedback anche dall’estero. A partire dal titolo, il disco voleva essere una riproposizione e ufficializzazione di parte dei brani che avevo scritto e registrato fino a quel momento con l’aggiunta di alcuni pezzi del tutto nuovi. Riascoltandolo oggi avrei affrontato la produzione in maniera un pò differente ma in quel momento avevo voglia e fretta di mettermi alla prova e farmi conoscere in toto, non solo come cantante.

Da dove arriva tutta la conoscenza musicale che hai? E’ difficile trovare al giorno d’oggi un artista che fa tutto lui, compone il riddim, il testo e lo canta. Mi viene in mente Leftside in Jam, ma quì è abbastanza inusuale.

Sicuramente con il tempo ognuno di noi crea un proprio bagaglio culturale fatto di “idee” , “immagini” e “mondi” musicali grazie ad ascolti personali e di chi ti sta intorno. Per quel che riguarda ciò che è propriamente reggae hanno sicuramente inciso i primi ascolti con gli amici, l’esperienza con il Pakkia Sound e in particolar modo, successivamente, l’avvicinamento al sound romano delle Gal Dem Crew con il quale sono in stretta collaborazione tutt’oggi. Personalmente aggiungerei anche tutta quella musica che non proviene dalla Jamaica: ho iniziato a comporre fin da piccolo (anche se gli esiti erano quelli di uno alle prime armi!!) passando prima per la musica dance/trance per poi muovermi al rock (in particolar modo il sound hard/progressive degli anni 70!) ascoltando anche qua e là jazz, metal o musica etnica. Penso che tutto questo ritorni direttamente o indirettamente nella mia musica. Penso sia stata questa mescolanza, questo volermi cimentare in più generi ad aver contribuito a percepirmi (con o senza merito) più come compositore che come semplice cantante, ho sempre trattato la voce come uno dei tanti strumenti “suonabili” e per questo adattabile a varie esigenze espressive.

Nel 2011 invece è uscita “Waiting fi di Album” una raccolta in cui canti su riddim di produttori terzi. Direi che è andato benissimo visto che ti ha portato a valicare i confini nazionali. Parlaci del disco e del tuo tour europeo. Volevo anche chiederti del cambiamento compositivo, dell’uso solo del patwa. tra l’altro uno dei più credibili che si può sentire in Italia.

Per una personale scelta artistica, avevo bisogno di distinguere un disco fatto su riddim di produttori terzi da quei lavori che sono stati e saranno composti interamente da me, per questo il titolo “in attesa dell’album” ovvero di un mio nuovo album targato “100% VirtuS”. Questo non significa assolutamente che sia un lavoro meno valido, anzi è stato il primo album che mi ha fatto conoscere anche fuori dall’Italia permettendomi di esibirmi in Francia (grazie ai produttori e amici FuryBass), in Belgio e Portogallo. L’uso del solo patwa è stata una scelta fatta nella prospettiva di poter far girare al meglio la mia musica fuori dai confini nazionali oltre alla ragione principale di natura esclusivamente musicale: il patwa suona favolosamente dal punto di vista ritmico! Non è un caso se quel tipo di flow è nato proprio in Jamaica! La maggior confidenza con il patwa conquistata con Waiting fi di album mi ha consentito poi di partecipare a produzioni al fianco di nomi ben noti come Million Stylez, Scarra Mucci, Pressure o Yami Bolo solo per citarne alcuni.

Domanda classica di More Vibes: che ne pensi della scena italiana? Quali sono gli artisti che apprezzi di più?

Dal punto di vista musicale la scena italiana sta andando davvero forte. Ci sarebbero moltissimi nomi da fare e non vorrei fare torto a qualcuno! Abbiamo sicuramente i veterani (che non hanno bisogno di presentazioni!) che continuano a fare buona musica, abbiamo voci non più emergenti come Killacat e Gioman o i Boom Da Bash che hanno consolidato le loro qualità anche fuori dall’ambito puramente dancehall e altri come Lion D, Raphael e Kg Man che stanno portando sempre più il reggae italiano a livelli internazionali. Per quanto riguarda il discorso label nomi come Bizzarri, Filomuzik, Greezzly e B-Dub sono capaci di sfornare produzioni ormai di alta qualità artistica e audio. A queste se ne aggiungono di nuove che si faranno sempre più sentire come la Can-I-Bis rec., ScaraSoul Dub e Random Production con le quali ho anche collaborato all’interno del disco.

Programmi futuri per Virtus?

Sono tanti, tantissimi! A distanza di tempo, usciranno prossimamente molti nuovi singoli in collaborazione con produttori italiani e stranieri oltre che una mia prima produzione come VirtuS MuziK (la mia label) in collaborazione con SaimeMusiculture, il Boss it up riddim per il quale è stato anche indetto un riddim contest. Inoltre sono in cantiere un EP tutto in italiano/dialetto prodotto dalla mia etichetta e diversi nuovi progetti e produzioni musicali insieme a REDGOLDGREEN, movimento musicale, artistico e culturale di cui faccio parte insieme ad altri cantanti e dj come Miss B-Ranks (Gal Dem Crew), ‘Ntony Montano, Wufer (Acoustic Impact/Terradunione) e molti altri. 

VIRTUS – MAN A CONQUEROR 

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