Intervista ad Heavy Hammer, the clash machine!


Siamo molto onorati di ospitare sulle nostre pagine virtuali un’intervista davvero speciale. Quest’oggi vi proponiamo la nostra chiacchierata con Heavy Hammer, il sound italiano che si fa rispettare in tutto il mondo a colpi di clash. I vincitori del RiddimClash 2010 domani si contenderanno la coppa del Global Clash negli States e tutta la massive italiana sarà idealmente con loro. Un’intervista davvero bella ed interessante, a cui non aggiungiamo altre parole, poichè sarebbero superflue.

Heavy Hammer nasce 13 anni fa in Salento. Raccontaci com’è andata, qual’è il processo che vi ha visti nascere.

La nostra storia non è diversa da quella di molte altre crew dello stivale, HH nasce nel 99 grazie alla passione per la musica reggae di 4 amici in provincia di Lecce. Abbiamo iniziato dalla gavetta delle prime danz armati di dischi e puntine di ricambio ed iniziamo ad auto-organizzarci le prime feste con sound italiani e stranieri, la passione aumenta e piano piano siamo arrivati al nostro primo appuntamento di caratura nazionale il clash a Roma contro Love Massive vincendo la gara. Sebbene girassimo già l’italia da qualche anno, sicuramente questo evento è da considerarsi un trampolino di lancio, sia per la vittoria in se sia per la diffusione dell’audio e la “fama” di alcuni dubplates suonati in quella serata, uno in particolare è ancora tra i pezzi reggae italiani piu’ cliccati su youtube (la combo alborosie, sud sound system e brusco). Dopo il clash abbiamo iniziato a suonare regolarmente in Europa e nel 2010 siamo stati chiamati al nostro primo Clash Internazionale a Stoccarda, una sfida denominata “WORLD WAR 3” che ci ha fatto scontrare con CAPTAIN-C dal Giappone (ex componente di Mighty Crown), RUFF PACK dalla Svizzera e DEEBUZ dalla Germania. La vittoria di questo Clash ci ha aperto le porte dopo qualche mese del clash più importante d’Europa, il “RIDDIM CLASH”, dove abbiamo sfidato gente come Poison Dart da Antigua, Rootsman dal Canada, Blunt Posse da New York oltre che Citylock e Guidingstar per l’Europa; dopo aver vinto tutti i rounds e un serratissimo tune fi tune con Blunt Posse abbiamo portato per la prima volta la coppa del Riddimclash su territorio italiano. Ritrovavamo il nostro nome su tutti i forum reggae internazionali, il nostro calendario di date iniziava ad essere stracolmo, e con la passione per questa musica che ci ha accompagnato in tutti questi anni abbiamo suonato nelle dance di tutta Europa; la crew è cresciuta, siamo diventati 7 soci mantenendo integra la passione e l’approccio al reggae, sia alla musica in se’ che all’organizzazione del sound e di tutto quello che sta dietro le performance. Nel 2011 siamo ritornati nell’arena dei clash internazionali piazzandoci secondi dopo Bass Odissey al Sound Fi Dead che si è tenuto all’Amazura a New York a ottobre, vincendo su Black Cat, Tek 9 e Synemax, guadagnadoci la chiamata da Irish&chin al WorldClash R.e.s.e.t che si è tenuto al Pier1 di Montego Bay, in Jamaica, ad aprile 2012, dove ci siamo piazzati al terzo posto dopo Killamanjaro e Bass Odissey. Al ritorno siamo inoltre partiti per un soundclash tour in Giappone, il primo per un sound europeo, ritornando ad agosto in salento con tre vittorie su tre clashes e un esperienza difficile da dimenticare. Torneremo a New York il prossimo 8 Dicembre per partecipare al Global Clash 2012 in quel di Brooklyn, a fronteggiare King Addies e Soul Supreme che giocano in casa, Madd Squad dalla Jamaica, Risky Dice dal Giappone e King Klepto dal Canada.

Una ulteriore vetrina, che ci rende molto orgogliosi, è il fatto di essere resident sound della spiaggia più importante d’italia, il “MAMANERA Beach” a San Foca, in Salento; abbiamo ogni anno l’opportunità di promuovere grossi eventi e di far divertire con la nostra musica migliaia di persone, ospitando sound system del calibro di Tony Matterhorn, Black Chiney, Ricky Trooper, Sentinel, Pow Pow, Supersonic, nonchè artisti come Shaggy, Tok, Perfect, Morgan Heritage etc, tutta gente con cui nel corso degli anni abbiamo la fortuna di aver legato rapporti di amicizia nonchè “lavorativi”. Heavy Hammer è il frutto di una passione e di un’amicizia, che grazie al supporto di chi ci ha seguito in questi anni ci da la possibilità di girare il mondo, facendo conoscere la scena italiana semplicemente facendo quello che amiamo, suonare reggae music.

Quest’estate avete siete stati in Giappone per un tour che vi ha visto clashare, uscendo imbattuti, con diverse realtà. Parlaci di questa esperienza e di come vi ha arricchiti come sound.

E’ stata un’esperienza fantastica sia nel campo musicale che in quello culturale: il Giappone è una terra che ci ha accolto in modo unico, sia dal punto umano che musicale, e ci ha dato soprattutto l’opportunità di crescere molto, i sound locali ci hanno fatto ascoltare tune che non si sentono tutti i giorni specialmente tagliate in dubplate e con liriche ben customizzate. Abbiamo fatto conoscere il nostro stile, la nostra allegria sul palco e siamo riusciti a conquistarli così come loro hanno conquistato noi. Nelle yard tutto era settato alla perfezione, dai volumi del sound agli switch per passare dal vinile al serato eliminando le noiose pause per il cambio del computer, il primo giorno avevamo perfino la schedule di tutte le serate (di due settimane di tournè con show ogni sera) comprese di orari di ogni round in cui avremmo dovuto suonare, è stato incredibile. Pur non conoscendo la lingua si era creato un mood bellissimo, un collegamento empatico con il pubblico, era come se fossimo di casa. Abbiamo visitato e suonato in diverse città come Yokohama, Fukuoka, Hyogo, Kobe, Osaka, spaccando il Giappone giornalmente dal nord a sud, da est a ovest. Per quanto riguarda i clash, sono stati tutti di ottimo livello, il piùdivertente è stato l’unico “face to face” che abbiamo fatto (era anche il primo della serie) contro Risky Dice, che incontreremo a New York il prossimo weekend in occasione del Global Clash; al momento Risky Dice è il sound piu’ quotato del Giappone, direttamente supportato dai ben noti Mighty Crown. I nostri avversari si sono rivelati molto validi e aggiornati e siamo rimasti sul filo del rasoio fino all’ultimo dub. Il pubblico era molto competente e per niente di parte ed è solo grazie a loro che siamo riusciti ad ottenere la prima vittoria. Gli altri due clash sono stati più “fondation” diciamo, c’era tutto un altro mood, anzi la potremmo definire quasi “serietà”: i giapponesi prendono molto sul serio i soundclash e in generale la musica reggae, i clash addicts sono molto attenti a speech e dubplates, per certi versi sembra quasi di stare a New York, quest’atmosfera l’abbiamo riscontrata sia ad Osaka contro Risky Dice che a Fukuoka contro sound chiamati Rocka One disco, Mad Pan e Trip Daddy. In un clash open door abbiamo sfidato dei sound sconosciuti in europa ma che li suonano da oltre vent’anni (al pari di Mighty Crown, per intenderci), chiamati Hacnamatata e Wing Floor e anche loro si sono rilevati degli avversari di tutto rispetto sfoderando inaspettati (per noi) dubplates del calibro di Dennis Brown e Garnet Silk. E’ stata un’esperienza unica anche perchè si suonava su veri sound system,ogni sound aveva il proprio muro di casse e tutto si svolgeva all’aperto, in un atmosfera di spessore musicale d’altri tempi, un bel ricordo oltre che un semplice trofeo in piu’.

Anche se questi sono i tre clash ufficiali, nel senso che sono stati presentati come tali, in realtà nessuno degli show che abbiamo fatto è stata una vera e propria dance; si è quasi sempre tratto di dubplate showcase con round di 20/30 minuti, soundclash in pratica, con tanto di tune fi tune finale e specifici che piombavano da tutte le parti.E’ stato molto bello e stimolante perchè bisognava essere pronti a improvvisare e rispondere in war mood all’improvviso, e con un po di falsa modestia dobbiamo ammettere che non c’è stato nessuno che alla fine sia riuscito a tenerci testa; in molte occasioni ci siamo accorti che la gente cantava interamente i nostri dubplate piu noti, sembrava di suonare in Salento d’estate, siamo perfino diventati l’hash piu’ usato su twitter durante quelle due settimane secondo il principale portale reggae giapponese. Da quando siamo rientrati riceviamo costantemente richieste di soundclash in giappone per il prossimo anno! E’ stata un’esperienza che ci ha dato tanto e insegnato molto, la scena reggae giapponese esiste da oltre quarant’anni (quella europea è di gran lunga piu’ giovane) e ciò nonostante l’ospitalità e l’affetto che ci han dimostrato ci ha lasciato spiazzati, non vediamo l’ora di tornare.

Da una nota positiva ad una (quasi) dolente. Il world clash. Siete volati in Jamaica e avete sfidato sound leggendari. Siete stati sconfitti in un contestatissimo round con Bass Odissey che poi si sono aggiudicati la coppa. Com’è andata la faccenda?

Il Worldclash è un esperienza cosi’ intensa e bella che è impossibile per noi lamentarci di qualcosa in particolare; arrivare a suonare in giamaica per uno che come noi è cresciuto a cassette di stonelove e firelinks è un qualcosa difficilmente esprimibile a parole. Piu’ che il worldclash in se la cosa piu’ sconvolgente è stato il supporto del pubblico jamaicano, pronti a spingerci oltre ogni nostro sogno, fino a regalarci il forward piu’ grande della serata, la combo beenie man & bounty killer. Bass Odissey è un sound che li’ è di casa, Mobay è di fatto countryside e b.o. è the country sound per eccellenza, anche piu’ di Black Cat; non è la prima volta che ci “frega” il trofeo venendo meno alla regola base dei soundclash, non risuonare gli stessi pezzi (a New York arrivò al tune fi tune con noi risuonandone ben 5 di fila), e in jamaica il buon Demion si è fatto notare ancora. Però’ vedi queste “regole” che sono sacre per noi clash addicts in jamaica possono voler dire tutto e niente, e alla fine è sempre il pubblico che decide. Noi non possiamo che ringraziare, piazzarci al terzo posto nella nostra prima apparizione in jamaica dopo Killamanjaro e Bass Odissey è qualcosa che ricorderemo per tutta la vita.

Nel 2010 invece avete stravinto il riddim clash, riempiendo d’orgoglio tutti i soundbwoyz italiani. Che ricordo avete di quell’evento e come ha cambiato la vostra carriera di sound?

La convocazione ufficiale al RiddimClash ci ha lasciato increduli per parecchi giorni. Salire su quel palco e gareggiare con sound non solo europei ma anche mondiali dobbiamo ammettere non ci lasciava indifferenti, anzi, possiamo pure chiamarlo panico. Molti sound arrivano al Riddimclash dopo anni di carriera e di clash, come per esempio è successo a One Love, Sentinel, Supersonic o Killamanjaro, per noi era il terzo clash mai fatto, il secondo in inglese. Abbiamo cominciato a pensare cosa tagliare e a inventare qualcosa di nuovo che ci potesse aiutare a far ascoltare il nostro stile, le nostre liriche e i nostri speech; la scena italiana è unica al mondo per il modo di coinvolgere la massive e volevamo proprio trasmettere quello…possiamo dire che ci siamo riusciti. Abbiamo conquistato il pubblico tune dopo tune, abbiamo costruito il nostro round e … abbiamo vinto!!! La selezione hiphop ci accompagna ancora adesso in ogni serata ed è diventata il nostro marchio di fabbrica, i nostri anthem che ci riconoscono in tutto il mondo. E’ inutile aggiungere che il riddimclash ci ha spalancato le porte nelle dance di tutta europa, cerchiamo di onorare questa opportunità in ogni serata dando sempre il meglio di noi.

Che ne pensate della scena italiana e quali sono i sound che più stimate?

E’ difficile definire la scena italiana in poche righe, l’italia ha la fortuna di aver avuto sempre un cuore reggae pulsante che porta sulla consolle ragazzi molto giovani e molto motivati, che spesso continuano per anni con ottimi risultati; noi ci siamo cresciuti vivendola tutta da Roma (Intifada, Top a Top, etc) a Lecce a Milano (pergolatribe, h20, etc), perchè alcuni di noi han vissuto in varie parti d’Italia per parecchi anni; dobbiamo tutto alla scena italiana, senza la gente che ci supporta non saremmo potuti arrivare dove siamo.Sounds come Onelove, Bass fi Mass, Godzilla, Sud Sound System, Dj War e la lista potrebbe continuare per altri dieci righi, ognuno ha avuto un ruolo nella formazione musicale della nostra crew; molti sound sono amici, sono cresciuti con noi e magari anche se non suonano piu’ conserviamo ottimi ricordi, molti sound li incontriamo solo ora e nascono amicizie e collaboraizoni tutti i giorni.Ci è praticamente impossibile stimare qualcuno piu’ dell’altro, è una scena, funziona e cresce tutta insieme, nonostante sia composta da centinaia di teste idee storie e influenze diverse.

Siete inoltre i dubmasters italiani, qual’è il segreto per confezionare un dubplate ben fatto?

I dubplates sono da sempre amore e odio di tutti i soundbwoy, sia che puntino ai soundclash che a collezionarli per se stessi, sia quando li rifiutino a priori. I dubplates sono un oggetto, niente di piu’, un disco, ripulito da tutti i falsi miti che lo attornano, comprese varie notizie storiche senza fondamento e leggende metropolitane, restano semplici dischi.Sono il frutto dell’esperienza del selecta, dei links che è riuscito a costruire, dei contatti, del lavoro dell’artista, degli anni e mesi di lavoro con cui sei riuscito a pagartelo, ma soprattutto dell’idea che sei riuscito a realizzare quando lo registri e lo mixi. Come qualsiasi cosa ha a che fare con il tuo sound, un dubplate di successo è quello che coinvolge la gente per cui suoni, quello rappresenta è la “ciliegina” della serata, ma non la serata stessa. Molti soundbwoy fanno l’errore di delegare ai dubs compiti propri del selecta, quali in primis la riuscita della serata, fallendo nella maggioranza de casi. Se il dubplate riesce ad essere l’espressione musicale della crew che ci sta dietro, allora è un buon dubplate.

Qual’è l’artista reggae/dancehall al quale siete più legati? Avete ovviamente conosciuto e lavorato con i più grandi quindi immagino sia una domanda da un milione di dollari.

Registriamo dubplates professionalmente dal 2003, e abbiamo avuto la fortuna di incontrare personalmente e di lavorare con molti degli artisti con cui collaboriamo, spesso trasformando rapporti di lavoro in amicizie; lavorare con i jamaicani non è facile,e in generale lavorare nel music business comporta spesso effettuare compromessi tra ego personali, accordi economici assurdi e tempi di realizzazione assolutamente incerti. Alborosie è uno degli artisti con cui lavoriamo da anni e con cui c’è un rapporto di amicizia che va al di là della stima lavorativa, lo stesso dicasi per Konshens, Romain Virgo, Tarrus Riley, Dr Evil, Shaggy, e ovviamente tanti sono gli artisti italiani, ma la schiera è veramente grande e sceglierne uno è proprio impossibile.

Quest’estate sono stato in Salento bazzicando ovviamente dalle parti del Mamanera, la vostra storica yard sulle spiagge di San Foca. Com’è andata? Bilancio dell’estate? Si parla di un documentario a riguardo, anticipazioni?

Il bilancio quando si parla di Mamanera è sempre positivo, quest’anno più che mai. Ogni anno cerchiamo di dare sempre il massimo sia come sound che come organizzazione, ma questa volta siamo arrivati all’appuntamento estivo dopo aver suonato in posti che fino a poco tempo fa potevamo solo sognare come l’America, il Giappone e la Jamaica. Per festeggiare al meglio tutta l’annata abbiamo scelto di investire tutte le nostre risorse ed energie nella programmazione Mamanera. Siamo riusciti a portare sulla spiaggia tutti i nomi più caldi della scena da Black Chiney, Tony Matterhorn, Ricky Trooper, Bass Odyssey sino ad arrivare ai sound della nostra penisola One Love Hi Pawa, Northen Lights e Villada Posse, ciliegina della stagione è stato il concerto in dancehall style di Baby Cham davanti a una spiaggia con migliaia di persone. Le performance spesso si sono tramutate in veri soundclash visto che questi giganti del reggae formato sound system si sono fermati nostri ospiti per piu’ giorni in Salento, vivendo il Mamanera sia come ospiti che come spettatori, entrando nell’atmosfera e spesso chiedendo di salire in consolle mentre suonava un altro sound, in perfetto jamaican style, lottando per “vincere” la dance. Il massimo lo si è avuto durante lo show di Tony Matterhorn, quando Black Chiney e Coppershot hanno letteralmente invaso la consolle pur non essendo in programma quella sera e hanno trasformato il Mamanera in una yard jamaicana, con tanto di dissing, counteractions, microfoni incandescenti coinvolgendo perfino il sound di casa. Il Mamanera è da tempo consacrato tempio a livello internazionale di questa musica, se una volta eravamo noi a dover chiamare gli artisti da qualche anno nomi di ogni livello e caratura si propongono per una data sulla spiaggia ad agosto fin dal mese di gennaio.Artisti come Black Chiney, Pow Pow, Sentinel, Tony Matterhorn sono ormai di casa in Salento e hanno esportato il nome del Mamanera nel resto d’Europa e perfino in Jamaica e in Giappone, l’abbiamo potuto constatare con i nostri occhi durante le tournè di quest’anno.Molti turisti europei e una nutrita schiera di italiani vengono in Salento solo per partecipare alle dancehall, è per questo che riusciamo a fare numeri fino ad avere 5000 persone ogni sera. L’annata 2012 è stata unica, è il punto di arrivo di anni di lavoro e di passione di tutto uno staff di persone, per questo abbiamo deciso di celebrare questa grande stagione con un documentario che faccia capire al mondo cosa è il Salento e soprattutto cos’è il Mamanera (e magari faccia scendere una lacrima a chi è stato qui almeno una volta).

IL TRAILER DEL GLOBAL CLASH 2012

 

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