More Vibes intervista i Niù Tennici


Sabato 19 Gennaio 2013 prima della loro esibizione al Circolo Arci Magnolia di Milano, all’interno della Reggae Radio Station Night organizzata da Vitowar, abbiamo avuto modo di intervistare la storica band dei Niù Tennici che presentava in città il nuovo album “Gira che te gira la testa”, uscito a vent’anni di distanza dal precedente. Ecco le quattro chiacchiere scambiate con il gruppo di Verona che vi ricorderete sicuramente per la super hit “Affitta una Ferrari”.

Siamo quà con i Niù Tennici prima del loro live alla corte di Vitowar, innazitutto volevamo sapere come mai l’idea di questa reunion?

El Bifido: Eravamo stanchi di stare a casa la sera. 

Gecky: Anche, anche. In realtà ci siamo sciolti? Boh, direi che non ci siamo mai fermati, forse solo un paio d’anni. Abbiamo sempre suonato dalle nostre parti, in Veneto.

Rana: Aspettavamo l’uscita del disco nuovo per muoverci un pò più in là, ci abbiamo messo solo vent’anni.

E quì vi volevo, dopo vent’anni “Gira che te gira la testa”, nuovo album. Raccontateci un pò questo disco e della sua lunga gestazione.

Nico: Eh, vent’anni a furia di vederlo girare ci è girata la testa.

G.: In realtà il titolo viene da un pezzo del ritornello di “Tolto il dente” che ci piaceva come suonava e da quì ecco il nome del disco.

N. : Hai visto la copertina poi, che giostra è quella? Il calcinculo, quando scendi ti gira la testa.

Da come si puo “leggermente” intuire l’ironia è alla base dei vostri testi anche se poi, in realtà, stringi stringi c’è poco da ridere. Sia in “Ne Sghei ne Sky”, sia in “Domeniche Ossessionate”, sia come poteva essere in “Affitta una Ferrari” sotto sotto da ridere c’è davvero poco.

B.: Siamo ovviamente attenti a quello che succede tutti i giorni però la prendiamo con la nostra ironia anche perchè sennò è da mani nei capelli e vedi come sono messi alcuni di noi in fatto a pelata, diventerebbe complicato.

R.: Da buoni veronesi tutti matti dovevamo fare qualcosa di matto.

N.: C’è poco da ridere perchè c’è poco dio, ci fosse più dio staremmo meglio.

B.: “Poco Dio” è un brano presente nel disco, all’inizio a uno sembra un tizio con la “r” moscia ma in realtà effettivamente quà c’è poco dio inteso come troppo benessere.

Ultimamente sono usciti anche dei remaster di vostri vecchi brani come “Affitta una Ferrari” ed altri vecchi successi. L’idea? Da dove nasce, a chi è venuta?

G.: E’ una cosa che abbiamo fatto da dare a Vito per pubblicizzare questo live di Milano. Era una rimanenza di mixaggio, ci abbiamo aggiunto qualche robettina e basta.

B.: A Verona c’è via Mazzini in cui c’è la gente che si mette con le tre carte etc.etc., noi invece abbiamo ripubblicato “Affitta una Ferrari” con la speranza di portare a casa qualcosa!!!!

R.: Ovviamente stasera rimodelleremo il testo con alcuni nomi nuovi rispetto ai personaggi citati nell’originale “Affitta una Ferrari”, per attualizzarla un pò.

Infatti sentivo ieri a Radio Popolare che Davide Facchini vi faceva i complimenti per avere usato nel remaster i vecchi nomi di personaggi famosi non cambiandoli, si deve rimangiare i complimenti quindi!!!

R.: No, no. Dal vivo poi è chiaro che l’attualizzi un pò però in realtà siamo stati costretti a lasciar quei nomi lì sennò saremmo dovuti ritornare in studio.

In questi vent’anni di carriera come avete visto evolversi la scena reggae italiana? 

G.: In realtà a me onestamente non sembra tanto cambiata sia a livello di suoni sia di contenuti. Forse ci si è velocizzati un pò in certi generi però direi che fondamentalmente non ci sono tante differenze.

B.: Ci son più gruppi!

G.: La qualità è decisamente migliorata, grande professionalità. Ci sono gruppi reggae italiani che secondo me suonano meglio di alcuni gruppi jamaicani.

E invece dell’arrivo del patua anche in Italia, diciamo della “globalizzazione” della scena, voi che cantate in italiano e in veneto, che ne pensate?

G.: Io personalmente non aspettavo altro. Dicevo infatti prima a Vito anche che la gente che segue questa musica, anche grazie a questo fenomeno, è aumentata. Verona non ha un grosso giro ma in tutta la penisola a noi sembra che la situazione sia decisamente in crescendo come pubblico.

B.: Abbiamo visto però anche come negli ultimi concerti ci sono un sacco di giovani che amano la reggae music!

R.: A Verona poi diciamo che non è così facile suonare, ci sono un sacco di paletti e divieti…

Strano, con un sindaco così tollerante…

N.: Ecco appunto, lasciamo perdere.

B.: Poi ci sono anche locali storici che chiudono, come il Jamaica di Verona, un pub molto bello, molto carino, che diffondeva buone vibes. Sicuramente una città come Milano ha un bacino d’utenza più ampio e anche più spazi. Se come mi dicevi tu in una città come Milano è calata un pò l’attenzione per la musica live figurati a Verona.

Come artisti italiani invece quali sono quelli che preferite?

G.: I Train To Roots su tutti!!!!!

R.: Abbiamo anche fatto una serata con loro a Verona e davvero dal vivo sono micidiali.

G.: Poi mi piace anche parecchio Brusco, Gamba The Lenk, i Boom da Bash. Il meriodione come sempre è molto attivo.

R.: Anche il nostro Veneto dobbiamo dire si difende bene!

G.: Il fatto è che la scena si sta localizzando, è più difficile andare in giro, ognuno suona per la sua gente. Uno è famoso là, io sono famoso quà e via dicendo. Tante proposte, tante realtà, tanti gruppi, tanti cantanti e il momento un pò di crisi economica fa il resto.

R.: Comunque noi di essere quì a Milano siamo entusiasti davvero!!!!!

Grazie davvero ai Niù Tennici!!!!

Un grazie va anche a Vitowar e allo staff del Magnolia.

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