“Twinz, DubFiles e l’Europa”, intervista ai Mellow Mood


ph-il-marza-idcreativelab

Torniamo a parlarvi di una delle realtà reggae italiane più amate. Abbiamo intervistato i Mellow Mood, reduci da un innarrestabile tour estivo che li ha visti partecipi in tutta Europa a presentare il loro ultimo disco, “Twinz”. Il terzo album della band di Pordenone, uscito il 3 giugno per “La Tempesta International” e distribuito da “Master Music”, si muove tra Roots, One Drop, Dub, Dj Style, tutto alchimicamente perfetto e dimostra l’incredibile crescita dei cinque. Ecco cosa ci hanno raccontato loro del disco e della loro estate.

Nel 2014 e’ uscito “Twinz”, il vostro nuovo disco. Un lavoro che calca il solco dei precedenti, piu’ introspettivo e complesso. Come e’ cambiato il suono dei Mellow Mood in questi anni e come e’ cambiato il modo di comporre?

In primo luogo penso che siamo cresciuti noi. Abbiamo fatto tanti ascolti, abbiamo anche avuto la fortuna di viaggiare e incontrare moltissimi musicisti, europei e giamaicani. È inevitabile che siano maturati anche il nostro gusto e la nostra capacità nel fare musica. Forse abbiamo lasciato un po’ perdere l’aspetto “jam”, mettendoci a lavorare sui brani con un’ottica più da studio e un po’ meno improvvisata.

Parlateci di “Twinz, di come è nato e del riscontro che ha avuto live.

Twinz, lo dice il titolo stesso, nasce da una maggiore interazione tra Jacopo e Lorenzo, sia nella scrittura dei brani che nell’approccio al live. È un disco molto libero, nel senso che abbiamo voluto arrangiare i brani seguendo l’ispirazione del momento, senza voler ottenere un risultato da esibire, ma semplicemente navigando liberi alla riscoperta delle radici della reggae music, in tutte le sue sfumature.

Un disco con quattro combination, quella con Forelock, quella con Richie Campbell e quelle con Kg Man e Sir Wilson. Come sono nate?

I featuring a mio parere servono a due cose: a consolidare una sorta di “partnership” artistica reciproca – cioè a promuoversi a vicenda – e a confermare un rapporto che è di amicizia oltre che professionale. Gli artisti con cui abbiamo collaborato in questo disco sono nostri fratelli, prima che musicisti eccezionali!

Anche per “Twinz” avete collaborato con Paolo Baldini. Mellow Mood e Alambic binomio indissolubile. Com’e’ lavorare con Paolo?

Paolo è il sesto Mellow Mood, non è immaginabile un lavoro nostro che non includa lui. Paolo è un produttore incredibile e molto esigente, e ci sprona in continuazione a migliorarci. Allo stesso tempo è anche sorprendentemente open-minded, quindi è sempre un piacere contaminarlo con i nostri gusti e ascolti personali.

Da tempo ormai siete alfieri del reggae italiano in giro per l’Europa. Com’e’ accolta la vostra musica fuori confine? Quali sono le massive piu’ calde che avete incontrato fuori dall’Italia?

Abbiamo avuto fortunatamente sempre un pubblico caldissimo ad accoglierci, forse perché essendo stranieri c’è un’aspettativa molto alta e una gran curiosità da parte del pubblico. È bello vedere come il pubblico sia sempre diverso – gli spagnoli più festaioli, gli inglesi più attenti – ma allo stesso tempo sempre uguale: se una canzone funziona a Pordenone, funziona anche a Colonia o Bucarest..!

Tornando a Paolo Baldini, con lui avete intrapreso anche l’avventura dei “Dub Files”, insieme a molti altri artisti italiani e non. Parlateci un po’ anche di questo progetto, che per altro nella sua forma live mi hanno raccontato ha demolito il “Rototom Sunplash 2014”.

Dub Files è un’avventura nell’avventura, nel senso che assieme a Paolo abbiamo deciso di reinventarci dj sul materiale dei Mellow Mood. Inizialmente Dub Files si componeva di una serie di video, pubblicati in rete, che volevano documentare quello che succede all’Alambic Conspiracy Studio, quando Paolo sta al mixer e noi al microfono facciamo delle versioni alternative sugli stessi nostri riddim. Ecco un po’ citando “Yabby You meets Trinity at King Tubby’s Dub Station”. Poi la cosa ci è sfuggita di mano e abbiamo deciso di portarla dal vivo, con un team fluido di cantanti e Baldini al mixer. Il Rototom è stato incredibile: oltre ad avere avuto il piacere di suonare su uno degli impianti più belli d’Europa (Blackboard Jungle), ci rubavamo il microfono in una dozzina di cantanti, tra cui Kabaka Pyramid, Micah Shemaiah, Infinite, Irie Souljah, Askala Selassie.Una festa nel festival.

Piu’ in generale, quali sono le vostre realtà preferite in fatto di reggae in Italia?

Penso che il livello qualitativo della scena si stia alzando moltissimo negli ultimi anni. Vedere che le realtà con cui siamo cresciuti (Train To Roots, Arawak, Lion D, KG Man) stiano spaccando anche all’estero, ci fa sentire parte di una squadra. E poi le nuove leve tipo Rebel Roots, Patois Brothers o Catch A Fyah stanno facendo passi da gigante!

In cosa sarete impegnati nei prossimi mesi?

Abbiamo chiuso pochi giorni fa il tour estivo, quest’autunno saremo in giro per l’Europa e non solo… A inizio novembre saremo in Argentina e Messico per una bella settimana di concerti. In Italia invece ci rivedremo alla fine dell’anno!

cover_web

https://www.facebook.com/mellowmoodhttp://www.mellowmoodmusic.com

A CURA DI FEDE MORE VIBES

Annunci

Commenti:

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...